Smartphone, tablet e rendimento scolastico. Un report sui ‘nativi digitali’ di una scuola siciliana
Scuola e Università
di Rosamaria Alibrandi, Massimo Mucciardi
15 giugno 2015
La rivoluzione digitale, per gli adulti, ha luci e ombre. Le giovani generazioni, invece, sono in grado di sfruttarne a pieno i vantaggi. I ‘nativi digitali’, fin da piccolissimi, usano i dispositivi mobili e sempre più presto ne diventano unici possessori. Per i genitori il problema diventa non tanto il generico controllo dell’accesso del minore a internet, ma della fruizione diretta e senza mediazioni della rete. 
Questa nuova ‘autonomia digitale’ si conquista sempre più precocemente; lo smartphone, in particolar modo, rappresenta nel contempo un’apertura verso ogni possibile pericolo e un’incredibile opportunità di crescita. Status symbol fra i ragazzi,  che sono ‘always-on’ in quanto sempre connessi alla rete, permette l’invio di immagini, video e informazioni i cui contenuti possono non essere appropriati, e una navigazione in rete libera, senza filtri, e, soprattutto, senza limiti.

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I rimedi contro il fuoricorsismo
Scuola e Università
di Francesco Pastore
15 giugno 2015

Il fuoricorsismo è un male ormai endemico della nostra università, affliggendo oltre il 40% dei nostri laureati e quindi una percentuale assai maggiore degli studenti che si iscrivono per la prima volta. Nell’edizione 2009 dell’Education at a glance, l’OCSE calcolava che il 55% degli iscritti all’università italiana abbandonano, più della metà.

Mi sono occupato del problema in diversi lavori precedenti (Aina, Baici, Casalone e Pastore, 2013; e Aina, Casalone e Pastore, 2015) che hanno trattato delle cause e delle conseguenze del fuoricorsismo, ma solo in modo sommario dei rimedi. Alcuni articoli usciti su lavoce.info hanno avuto una certa eco nel dibattito italiano sul tema [1]. A differenza dei precedenti, questo articolo è tutto incentrato sui rimedi, anche se per far comprendere come uno strumento possa incidere occorre richiamare alcuni concetti fondamentali sulle cause del fuoricorsismo.

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Legge di stabilità 2015: sgravi fiscali in chiaroscuro
Lavoro
di Andrea Festa
15 giugno 2015

Con la legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190), il governo è intervenuto nuovamente in materia di sgravi fiscali alle imprese, con lo scopo di promuovere forme di occupazione stabile attraverso il taglio del cuneo fiscale, visto come una delle cause delle distorsioni nel mercato del lavoro e fattore disincentivante la domanda di lavoro nel settore privato. Nel corso degli anni, tali misure – periodicamente modificate, rivedute, rimodulate dai legislatori via via succedutisi – sono state al centro dell’attenzione poiché considerate in grado di ridurre il prezzo relativo dei fattori produttivi e quindi di rilanciare l'occupazione, in particolare nelle regioni ad elevato tasso di disoccupazione. 

 


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QE e deficit, un nuovo (piccolo) tesoretto
Finanza
di Antonio Forte
15 giugno 2015

Il Quantitative Easing recentemente avviato dalla Banca Centrale Europea è stato ormai ampiamente analizzato nelle sue caratteristiche tecniche e si è estesamente dibattuto sugli effetti che avrà sulle variabili finanziarie e sull’economia reale.

In questo articolo si propone una elaborazione utile a calcolare quale potrebbe essere l’impatto del QE sul deficit italiano. Vi sono due canali principali attraverso cui l’azione della BCE andrà ad impattare sulla finanza pubblica: il primo è ormai noto ai più ed è la moderazione nella spesa per interessi passivi, a seguito della riduzione nel livello dei tassi di interesse delle nuove emissioni dei titoli di stato; il secondo, un po’ più nascosto, è la restituzione da parte della Banca d’Italia al Tesoro di parte delle cedole pagate sui titoli acquistati tramite il QE.

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Un parlamento virtuale per una democrazia efficiente: una paradossale riforma costituzionale
Politica e Istituzioni
di Sebastiano Fadda
04 giugno 2015

1. Un radicale cambiamento istituzionale si sta realizzando in questi ultimi tempi nel sistema di governance italiano. E’ finito il tempo in cui i processi decisionali degli organi del potere esecutivo e del potere legislativo erano rallentati e condizionati da forme più o meno definite (spesso più da prassi operative piuttosto che da istituzioni formali) di consultazione e di partecipazione dei cosiddetti “corpi intermedi”: organizzazioni di lavoratori, associazioni imprenditoriali, associazioni culturali, centri di ricerca, stake-holders, portatori di interessi organizzati in una pluralità di formazioni sociali. A tutti questi era attribuita non solo libertà di esprimersi nel merito delle scelte politiche di competenza degli organi legislativi ed esecutivi, ma anche una qualche possibilità di influire su di esse attraverso processi decisionali “partecipativi”, caratterizzati da complesse e spesso estenuanti negoziazioni e mediazioni tendenti a raggiungere un consenso su scelte per quanto possibile “condivise”. Tutto questo era causa di tortuosità, lentezza e inefficienza dei processi decisionali.

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Perché bisogna agire a favore di un patto tra le generazioni
Pensioni
di Federica Roccisano
04 giugno 2015

Il dibattito sulle pensioni e sulla restituzione (rimborso) del prelievo sugli assegni pensionistici causato dal decreto Monti del 2011, ha visto diversi pareri esprimersi a favore o contro a quello che viene definito Patto Generazionale o Solidarietà tra le Generazioni. Più dure le posizioni dei contrari a questa idea che vedono nell’idea di fare un piccolo sacrificio a favore delle generazioni più giovani, una lesione dei loro diritti precostituiti.

Tutti o quasi oggi conoscono la definizione di sviluppo sostenibile elaborata nel 1987 all’interno della Commissione europea guidata dalla commissaria Bruntland e che impegna i Paesi europei a lavorare a favore di uno sviluppo che sia sostenibile, ovvero che garantisca la soddisfazione dei bisogni delle presenti generazioni senza compromettere quelle delle future. In tanti si sono limitati a considerare solo l’accezione ambientale di questo impegno, garantendo quindi la conservazione delle risorse naturali e ambientali a beneficio delle future generazioni, ma oltre al pilastro ambientale, vi è quello sociale e quello economico. 

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Migrazione nord-sud. È davvero troppo poca?
Mezzogiorno
di Francesco Pastore
04 giugno 2015
Secondo autorevoli esponenti della nuova macroeconomia keynesiana di marca statunitense, la storia economica statunitense è costellata di rimonte all’apparenza impossibili da parte di alcune aree del paese a danno di altre e, di conseguenza, di un lento, ma continuo rimescolamento delle gerarchie della crescita locale. Il segreto del perfetto funzionamento dei meccanismi d’aggiustamento verso l’equilibrio nell’economia d’oltreoceano sarebbe la forte flessibilità salariale, favorita da sindacati debolissimi, dalla quasi assenza di contrattazione a livello centrale, dall’alta propensione alla mobilità da parte dei lavoratori. Uno dei motivi di interesse del caso americano è che il meccanismo di aggiustamento sia stato guidato da una continua migrazione di lavoratori piuttosto che di posti di lavoro. 
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Università quasi gratuita?
Scuola e Università
di Paolo Silvestri
04 giugno 2015

Troppo spesso si scrive che l’università in Italia è quasi gratuita. Rifacendo i conti, per tenere conto che le università operano in regime di produzione congiunta e che il costo privato rilevante per la decisione d’investimento in istruzione non dipende solamente dal livello delle tasse universitarie, emerge un quadro diverso. È un vecchio problema, a cui si era cercato di porre rimedio con le riforme del diritto allo studio e delle tasse universitarie avviate a metà degli anni novanta, e che ora sta riproponendosi con forza, come mostra la sensibile caduta nel tasso di passaggio dei diplomati all’università.

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Il menù della "Buona Scuola": istruzioni per l'uso
Scuola e Università
di Fulvio Cortese
04 giugno 2015

L'attuale dibattito critico sull'approvazione, alla Camera, del ddl del Governo sulla "Buona Scuola", ora passato all’esame del Senato, suscita più di qualche riflessione. Gran parte delle doglianze che si sollevano nei confronti del ddl in questione sembrano inconsapevoli della circostanza che questo intervento normativo si muove, con spirito senz'altro più pragmatico che teorico, in un campo d'azione contingente ben preciso e sotto l'influenza di un disegno generale predefinito, per nulla inedito e largamente ispirato a valutazioni in parte già interne agli sviluppi consolidati della legislazione nazionale, in parte svolte a un livello differente da quello statale. 

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Decretazione d’urgenza: il declino di una fonte
Politica e Istituzioni
di Simona Di Maria
18 maggio 2015

La riforma costituzionale in divenire, tra le altre cose, consolida gli argini e chiarisce i confini dei limiti di legittimità della decretazione d’urgenza, eretti esegeticamente dalla giurisprudenza costituzionale, con l’intento di rimediarne l’abuso; dal diritto vivente al diritto positivo. Al contempo offre al Governo strumenti di intervento sui lavori parlamentari, alternativi alla decretazione e meno dirompenti. L’obiettivo è di ri-bilanciare i rapporti fra gli organi dello Stato che, di fatto, si sono squilibrati in modo sempre più evidente a favore dell’Esecutivo (e della maggioranza che lo sostiene). Mediare fra governabilità e tutela della rappresentatività parlamentare, disciplinando i casi e i modi della decretazione, è una delle necessità primarie.

La questione è l’idoneità degli strumenti approntati a perseguire lo scopo e se si assisterà, finalmente, al declino della fonte decretizia.

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Alcuni spunti sull’abrogazione del voto capitario nelle banche popolari
Finanza
di Mitja Stefancic
18 maggio 2015

Efficienza, controllo e redditività: queste sono, in sintesi, le parole chiave alla base delle manovre del Governo Renzi per demutualizzare le principali banche popolari, allineandole sia alle aspettative dei mercati finanziari internazionali sia alle loro dimensioni e crescente complessità. Il Governo ha deciso per l’abrogazione del voto capitario nelle maggiori banche popolari, a favore di un modello di governo societario simile a quello delle commerciali. In riferimento ad alcune recenti analisi economiche, la suddetta manovra appare auspicabile dal punto di vista di un maggiore controllo rispetto alle decisioni dei manager-banchieri e, dunque, adatta per salvaguardare l’efficienza nel perseguimento degli obiettivi delle banche. Qualora fosse applicata indistintamente a tutte le banche popolari, essa non terrebbe però conto della loro natura essenzialmente cooperativa. Vediamo il perché. 

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Cina: la fase di transizione crea incertezze ma non deve alimentare pessimismo
Internazionali
di Silvano Carletti
18 maggio 2015

La Cina ha chiuso il 2014 con un tasso di crescita del 7,4%, oltre tre volte e mezzo il ritmo di crescita del Resto del Mondo (2,2%). Il consuntivo dell’anno scorso è però inferiore a quello del biennio precedente (7,8%), al trend di sviluppo di lungo periodo (+9,7% nel decennio 2000-10) ed è il più basso degli ultimi 25 anni. Si tratta di un appannamento congiunturale o di un indebolimento strutturale destinato a ridimensionare il ruolo di questo Paese a livello mondiale? A domande di questo genere difficilmente si può rispondere in modo perentorio, tantomeno nel caso della Cina. Volendo comunque arrivare ad una sintesi sono molti gli argomenti che possono sostenere una risposta tendenzialmente positiva.

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