CEDU, coppie gay e unioni civili: ubi societas, ibi ius?
Diritti Fondamentali
di Luca Paladini
27 luglio 2015

Con la sentenza Oliari e altri c. Italia del 21 luglio 2015, la IV sezione della Corte di Strasburgo ha accertato che l’Italia ha violato l’art. 8 CEDU, poiché ha ecceduto il margine di apprezzamento di cui godono gli Stati nel garantire il rispetto della norma, non potendo le coppie dello stesso sesso beneficiare di una legislazione che accordi loro protezione giuridica, a fronte di un bisogno sociale emerso nel Paese e attestato dalle nostre alte Corti. Sebbene la sentenza sia meritevole di un’approfondita analisi per la natura della questione affrontata, è possibile, in sede di primo commento, evidenziarne i passaggi fondamentali.

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Active ageing: quali politiche innovative?
Lavoro
di Luca di Salvatore
27 luglio 2015

Se il secolo XX è stato nel mondo il secolo della grande crescita demografica, il secolo XXI sarà quello del suo forte invecchiamento.

Il fenomeno del progressivo e inarrestabile invecchiamento della popolazione si accompagna a una progressiva riduzione della popolazione giovane e di quella in età adulta, il che dovrebbe comportare una ristrutturazione progressiva della società e dell’economia che sposti strutture produttive, strutture di welfare e consumi dai giovani verso anziani e vecchi.

In Italia, l’invecchiamento della popolazione e della forza lavoro è conseguenza di due principali fattori: da un lato, l’aumento della speranza di vita (nel 2012, la speranza di vita alla nascita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne - rispettivamente superiore di 2,1 e 1,3 anni alla media europea dello stesso anno -); dall’altro, la parallela diminuzione del tasso di natalità che ha fatto seguito al baby boom degli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso.

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Europa anno zero
Europa
di Roberto Tamborini
27 luglio 2015

La Grecia è di nuovo al centro della storia europea, come un paradigma. Essa riflette l'immagine dell'Europa come in uno specchio. L'Europa dopo la crisi greca non sarà più la stessa.

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Più Europa per il futuro dell’Europa
Europa
di Justina AV Fischer, Francesco Pastore
27 luglio 2015
Colpo di stato in Grecia, come in Italia?

Ci sembra che sia diventato di moda offendere i professori, ma purtroppo lo si fa spesso a sproposito. Il senatore Mario Monti, ad esempio, è stato accusato di aver imposto con il suo governo salva-Italia tasse inaccettabili che hanno, infatti, causato una caduta del PIL di quasi 3 punti percentuali, un po’ come sta accadendo in Grecia. I leader del M5S, del PDL e della Lega Nord – Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini – hanno gridato all’unisono al colpo di stato della Troika in Italia che nel novembre 2011 avrebbe defenestrato Berlusconi, “liberamente” eletto dagli italiani*. Lo stesso allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe contribuito al colpo di Stato della Troika in Italia. Si tratta di una situazione analoga a quella della Grecia e di Alexis Tsipras che abbiamo visto in questi giorni.

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Il nuovo compito del Partito Socialista Europeo: L’Unione Politica e Monetaria Europea
Europa
di Francesco Pastore
06 luglio 2015

Il leader greco, Alexis Tsipras, ha vinto il referendum indetto per chiedere al popolo greco se accettare o meno l’ultimo accordo proposto dai creditori della Grecia. Tsipras ha chiesto ai greci di votare “no” all’accordo, anche se alcuni osservatori hanno sostenuto che, in realtà, egli avesse paura di perdere la faccia accettando condizioni che durante le elezioni aveva detto che non avrebbe mai potuto accettare pur di ristrutturare il debito. Allora, in realtà, chiedeva un “no”, ma, in cuor suo, sperava in un “sì” che lo “avrebbe costretto” ad andare contro le proprie promesse elettorali. Ora la palla torna ai leader europei che dovranno decidere se insistere sulle loro posizioni e costringere la Grecia alla Grexit oppure cambiare le condizioni per la ristrutturazione del debito greco. Il referendum, però, non parlava delle nuove condizioni che si sarebbero potute accettare. Quindi, la vittoria di Tsipras è importante e simbolica, ma non risolutiva. Sul piano morale sposta la responsabilità della Grexit da sé alla leadership europea, che a questo punto dovrebbe più ragionevolmente proporre un accordo più facilmente accettabile per i greci di quello attuale.

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Il mare non bagna più la Grecia
Europa
di Francesco Farina
06 luglio 2015

In questi ultimi giorni stiamo assistendo a due eventi solo in apparenza in contraddizione fra loro. 1. I governanti europei faticano a trovare la rotta giusta nella tempesta della crisi greca e temono che un’uscita della Grecia dall’euro inneschi un contagio all’interno della Periferia di ampiezza tale da mettere a rischio l’esistenza stessa dell’Eurozona.  2. I mercati non danno segno di nervosismo; i rialzi degli spread della Periferia segnalano solo una attenzione di maniera al rating dei titoli pubblici; il tasso di cambio di riferimento dell’euro continua ad oscillare attorno ad 1,10 dollari per un euro Chi si sta sbagliando? I politici europei, un po’ frastornati dall’impudenza di Tsipras, oppure i mercati che dopo i fuochi d’artificio degli spread si sono riaddormentati, improvvisamente dimentichi dei tanti mali dell’euro? 

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Prime valutazioni sui recenti interventi a favore dell’industria bancaria
Finanza
di Carlo Milani
06 luglio 2015

Lo scorso 23 giugno il Governo ha varato alcune misure volte a favorire la pulizia dei bilanci bancari. Gli oltre 300 miliardi di euro di crediti dubbi che l’industria bancaria deve gestire costituiscono un peso gravoso, tra i più alti in Europa, come evidenziato da Ignazio Angeloni (2005), componente del Consiglio di sorveglianza della BCE, in una recente audizione parlamentare. Sulla stessa linea sono le evidenze riportate dal Fondo Monetario Internazionale (2015) nell’ultimo Global Financial Stability Report. 

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Salviamo i bimbi, aggiungiamo un reato
Famiglia
di Guido de Blasio, Michela Dini
06 luglio 2015

Introdurre il reato di abuso di relazione familiare potrebbe essere una buona idea. Sia per i minori coinvolti nella dissoluzione del loro nucleo familiare sia per i magistrati, gli avvocati e i consulenti. Qualche considerazione sulla proposta di Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno. 

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Jobs Act e controlli a distanza del lavoratori: qualche considerazione
Lavoro
di Francesco Liso
06 luglio 2015

Un intervento era necessario perché l’evoluzione tecnologica da tempo ci ha messo di fronte ad una situazione che certamente non poteva essere contemplata nel 1970 (anno di emanazione dello statuto dei lavoratori) e cioè alla diffusione nel tessuto della organizzazione aziendale di dispositivi (come ad esempio il computer, lo smartphone) necessari allo svolgimento dell’attività produttiva, ma idonei a raccogliere una messe di informazioni sull’ attività svolta dal lavoratore. Si poteva ritenere che anche per questi dispositivi si ponesse l’onere della negoziazione con il sindacato e si poneva il problema di quali dati potesse essere fatta raccolta. Su questo secondo versante era successivamente intervenuta la legislazione in materia di tutela della privacy e l’autorità istituita per la gestione di questa legge (Garante per la protezione dei dati personali) nel 2006 aveva dettato linee guida per il trattamento dei dati relativi ai lavoratori dipendenti da parte dei datori di lavoro e pubblicato un vademecum (aprile 2015) riassuntivo delle sue prese di posizione.

 

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Smartphone, tablet e rendimento scolastico. Un report sui ‘nativi digitali’ di una scuola siciliana
Scuola e Università
di Rosamaria Alibrandi, Massimo Mucciardi
15 giugno 2015
La rivoluzione digitale, per gli adulti, ha luci e ombre. Le giovani generazioni, invece, sono in grado di sfruttarne a pieno i vantaggi. I ‘nativi digitali’, fin da piccolissimi, usano i dispositivi mobili e sempre più presto ne diventano unici possessori. Per i genitori il problema diventa non tanto il generico controllo dell’accesso del minore a internet, ma della fruizione diretta e senza mediazioni della rete. 
Questa nuova ‘autonomia digitale’ si conquista sempre più precocemente; lo smartphone, in particolar modo, rappresenta nel contempo un’apertura verso ogni possibile pericolo e un’incredibile opportunità di crescita. Status symbol fra i ragazzi,  che sono ‘always-on’ in quanto sempre connessi alla rete, permette l’invio di immagini, video e informazioni i cui contenuti possono non essere appropriati, e una navigazione in rete libera, senza filtri, e, soprattutto, senza limiti.

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I rimedi contro il fuoricorsismo
Scuola e Università
di Francesco Pastore
15 giugno 2015

Il fuoricorsismo è un male ormai endemico della nostra università, affliggendo oltre il 40% dei nostri laureati e quindi una percentuale assai maggiore degli studenti che si iscrivono per la prima volta. Nell’edizione 2009 dell’Education at a glance, l’OCSE calcolava che il 55% degli iscritti all’università italiana abbandonano, più della metà.

Mi sono occupato del problema in diversi lavori precedenti (Aina, Baici, Casalone e Pastore, 2013; e Aina, Casalone e Pastore, 2015) che hanno trattato delle cause e delle conseguenze del fuoricorsismo, ma solo in modo sommario dei rimedi. Alcuni articoli usciti su lavoce.info hanno avuto una certa eco nel dibattito italiano sul tema [1]. A differenza dei precedenti, questo articolo è tutto incentrato sui rimedi, anche se per far comprendere come uno strumento possa incidere occorre richiamare alcuni concetti fondamentali sulle cause del fuoricorsismo.

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Legge di stabilità 2015: sgravi fiscali in chiaroscuro
Lavoro
di Andrea Festa
15 giugno 2015

Con la legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190), il governo è intervenuto nuovamente in materia di sgravi fiscali alle imprese, con lo scopo di promuovere forme di occupazione stabile attraverso il taglio del cuneo fiscale, visto come una delle cause delle distorsioni nel mercato del lavoro e fattore disincentivante la domanda di lavoro nel settore privato. Nel corso degli anni, tali misure – periodicamente modificate, rivedute, rimodulate dai legislatori via via succedutisi – sono state al centro dell’attenzione poiché considerate in grado di ridurre il prezzo relativo dei fattori produttivi e quindi di rilanciare l'occupazione, in particolare nelle regioni ad elevato tasso di disoccupazione. 

 


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