La semplificazione dei mille giorni: parte seconda
Pubblica Amministrazione
di Alessandro Natalini
07 novembre 2014

Con il d.d.l. di riforma amministrativa emerge un progetto organico di miglioramento della qualità della regolazione basato sulla codificazione normativa, la digitalizzazione e la semplificazione procedimentale. Permangono però alcune ombre: il regime di favore concesso alle Agenzie delle imprese; le modalità di produzione delle norme contrarie ai principi della better regulation; il ricorso a nefaste norme derogatorie come valvola di sfogo di una burocrazia bloccata.

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Fondo di solidarietà per i mutui prima casa: problemi e proposte di soluzione.
Finanza
di Francesco Pastore, Francesca Tessitore
07 novembre 2014

Aumenta sempre di più il numero di famiglie che hanno difficoltà a pagare regolarmente le rate del mutuo acceso in momenti non sospetti per acquistare la casa d’abitazione. A causa della crisi economica degli ultimi anni, infatti, molti più che in passato hanno perso il proprio posto di lavoro e non hanno potuto evitare di cadere in sofferenza, rischiando di perdere, così, dopo il lavoro, anche la casa. Secondo l’ultimo rapporto statistico della Banca d’Italia, le sofferenze delle banche italiane hanno raggiunto un valore pari a 160 miliardi di Euro e di questi 32,3 miliardi sono imputati alle famiglie; dato decisamente in crescita rispetto al 2010 quando il valore si attestava intorno a 17 miliardi di Euro.

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Disoccupazione giovanile: creare lavoro non basta!
Lavoro
di Francesco Berlingieri
07 novembre 2014
La causa principale dell’attuale forte incremento della disoccupazione giovanile è senza dubbio la crisi economica che continua a colpire il nostro paese. Difatti, l’andamento della disoccupazione giovanile segue “a braccetto” quello della disoccupazione per gli adulti. Diversi economisti hanno criticato l’eccessiva attenzione mediatica e politica sul fenomeno della disoccupazione giovanile e sulla ricerca di rimedi nel breve periodo per affrontarla (Si veda per esempio Barslund e Gros 2013). Nonostante la creazione di nuovi posti di lavoro sia senza dubbio la migliore medicina in tempo di crisi, è bene utilizzare l’attenzione rivolta al mercato del lavoro dei giovani per riflettere sui problemi strutturali che riguardano la transizione scuola-lavoro nel nostro paese.
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Uno spettro si aggira per il mercato del lavoro: l’agenzia nazionale per l’occupazione
Lavoro
di Manuel Marocco
07 novembre 2014

Il Jobs Act, in questi giorni all’esame del Parlamento, contiene, tra le molte, una delega all’Esecutivo volta alla istituzione della “agenzia nazionale per l’occupazione”. Una soluzione istituzionale, per sollevare le sorti di una rete di erogazione delle politiche attive a macchia di leopardo. A ciò si aggiunga l’esigenza di unificare/coordinare questa rete con quella delle politiche passive (l’Inps), secondo le indicazioni da tempo provenienti dall’Unione Europea. In altri paesi europei (ad es. Austria, Francia, Germania) esistono da tempo agenzie nazionali di questo tipo, anche in contesti di decentramento istituzionale. Peraltro non esiste una relazione diretta tra la presenza di un’Agenzia e la riunione in un unico soggetto delle politiche attive e passive, il vero comune denominatore dei sistemi europei in essere (vedi in questa rivista Forlani L., Politiche del lavoro e governance nei paesi dell’Unione Europea: uno sguardo d’insieme, 25 gennaio 2013).

È lecito quindi domandarsi: in Italia le politiche attive non funzionano solo a causa del modello istituzionale, come sembra implicitamente assumere il Jobs Act, oppure ricorrono anche altri motivi?  

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L'Italia chieda una “Bretton Woods” per l'eurozona
Europa
di Leonardo Becchetti, Roberto Cellini, Paolo Pini, Alberto Zazzaro
27 ottobre 2014

La politica europea di austerità ha chiaramente fallito non solo in termini di rilancio della crescita e dell’occupazione ma anche nel perseguire la sostenibilità dei conti pubblici nella misura in cui, stando ai dati attualmente disponibili, diversi paesi presentano dinamiche del debito insostenibili e in forte crescita. Per questo motivo assieme a oltre 300 economisti/accademici chiediamo al premier Renzi un’iniziativa politica “alta” per salvare l’Europa dai rischi di disgregazione e l’Italia da una recessione prolungata che rischia di aggravarsi ulteriormente con effetti drammatici per le generazioni immediatamente future. Per tale ragione proponiamo una conferenza internazionale per discutere e costruire nuove regole e per andare oltre l’Europa della moneta e riavviare concretamente il progetto federalista.

Di seguito alleghiamo il testo dell’appello che può essere sottoscritto al sito http://www.change.org/p/presidente-di-turno-nel-semestre-europeo-l-italia-chieda-una-bretton-woods-per-l-eurozona

 

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Che fare per la “disoccupazione” dei lavoratori autonomi (…..e gli economicamente dipendenti)
Lavoro
di Luciano Forlani
27 ottobre 2014

L’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata pensata per i  lavoratori dipendenti (1) ed è obbligatoria nella gran parte dei paesi europei (2).  Fanno eccezione i paesi scandinavi e l’Estonia  dove l’assicurazione è  di tipo volontario  ed hanno un ruolo chiave i fondi di disoccupazione costituiti  dalle organizzazioni sindacali (3) tipici del modello Gand  (4).  

Negli ultimi anni vi è stata una  domanda  straordinaria di tutela cui i governi hanno cercato di rispondere con deroghe  e proroghe,  con ampliamenti della  platea degli assicurati, con  interventi sui requisiti di accesso ai benefici.  Molte persone in condizione di disagio (giovani alla ricerca di un primo lavoro, lavoratori atipici, etc. ) sono però rimaste senza tutele o con tutele insufficienti soprattutto in quei paesi come l’Italia (e la Grecia) che non hanno ancora allestito una rete di tutela a carattere universale.  

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Il premio Nobel a Jean Tirole
Economia reale
di Salvatore Piccolo
27 ottobre 2014

Il premio Nobel assegnato a Tirole fornisce un nuovo stimolo all’economia industriale e induce gli addetti ai lavori a riflettere sulle nuove sfide per la teoria della regolamentazione. Il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato quest’anno a Jean Tirole (Toulouse School of Economics). L’Accademia svedese ha motivato la decisione alla luce dei contributi che Tirole ha offerto alla teoria della concorrenza imperfetta e, in particolare, alla teoria della regolamentazione (per la quale è doveroso ricordare anche il fondamentale contributo di Jean-Jacques Laffont, mancato prematuramente). 

 

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I freelance esclusi dalle politiche per l’occupazione
Lavoro
di Anna Soru
27 ottobre 2014

L’occupazione è un’emergenza ed è al centro non solo del jobs Act, ma anche della legge di stabilità.

In entrambi questi importanti disegni di legge è evidente che l’attenzione è tutta sul lavoro dipendente ed è particolarmente sconfortante la totale disattenzione nei confronti del nuovo lavoro autonomo, dei freelance, che pure rappresentano una parte consistente e imprescindibile del nostro sistema produttivo.

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Banking Union: un passo importante ma non la panacea di tutti i problemi
Finanza
di Emilio Barucci
13 ottobre 2014

Nella complessa partita che riguarda l’Europa post crisi del debito sovrano, la Banking Union (BU) rappresenta sicuramente una storia di successo. Gli Stati nazionali e le istituzioni europee sono riuscite in larga misura a rispettare la tabella di marcia che si erano imposti per mettere a punto un sistema di vigilanza a livello europeo incentrato sulla BCE. La BU dovrebbe poggiare su tre pilastri: il Single Supervisory Mechanism (SSM), il Single Resolution Mechanism (SRM) e il Single Deposit Guarantee Scheme (SDG). Il SSM e il SRM ambiscono a creare un level playing field per quanto riguarda la vigilanza bancaria, a rendere il sistema più solido e a recidere il cordone ombelicale tra banche e conti pubblici.  Il SDG intende invece creare una rete di protezione a livello europeo per i possessori di depositi.

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Ancora l'articolo 18? Molta politica, poca economia
Lavoro
di Roberto Tamborini
13 ottobre 2014

Immaginate che il c.t. della Nazionale di calcio alla vigilia di una partita della Coppa del mondo mandi in tribuna il giocatore più amato dai dirigenti e dai tifosi. E' quello che sta facendo il governo con quel che resta dell' art. 18 dello Statuto dei lavoratori  nell'ambito del cosiddetto Jobs Act. Perché lo fa? Perché fomentare lo scontro ideologico nella propria metà campo mentre deve conquistare il massimo consenso per vincere una partita ambiziosa e complicata?

 

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Abrogare l’art.18: sì, ma con attenzione
Lavoro
di Roberto Romei
13 ottobre 2014
L’abrogazione dell’ art. 18 è davvero lo scalpo che l’Italia paga ai falchi di Bruxelles? Non c’e da stupirsi se a dirlo è Susanna Camusso: la stragrande maggioranza dei lavoratori iscritti alla Cgil beneficia della tutela reale, ed è normale che l’organizzazione che li rappresenta faccia i loro interessi. Purché, naturalmente, non si camuffi una legittima presa di posizione con la difesa di un interesse generale. Né stupisce il muro alzato da una parte del PD, non si sa per ragioni strumentali o per deficit culturale. Difficile comunque ricacciare indietro l’impressione che l’opposizione agli interventi riformatori del Governo sia piuttosto un riflesso condizionato da una posizione ideologica che un consapevole e motivato dissenso.
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Efficienza fisica e produttività in età avanzata.
Welfare
di Emiliano Mandrone, Davide Colombo
13 ottobre 2014


Molteplici interventi normativi, decreti, circolari, finestre, gradini e gradoni hanno procrastinato l’età di ritiro dal lavoro. Tale fase riformatrice – motivata, soprattutto, dalla insostenibilità finanziaria (troppe pensioni, troppo alte, poca crescita) e dall’aumento costante della speranza di vita (79,8 per gli uomini e 84,6 per le donne, rispettivamente + 2,6 e +1,8 anni nell’ultimo decennio, con una speranza di vita a 65 anni di 18,5 e 22 anni, Istat 2013), in particolare di quella libera da malattie (il DALY dell’Italia è 118‰ v/s 127‰ dei paesi più avanzati) – rischia di essere per i più giovani e per gli anziani attivi un gioco a perdere. Pertanto va cercato un nuovo equilibrio, che vada oltre le regolazione di un impianto istituzionale obsoleto, ma rappresenti un vero nuovo patto sociale in linea con il mutato “ciclo di vita”. 

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