Pluralismo ed efficienza: la proposta dualistica per la RAI
Pubblica Amministrazione
di Martino Liva
09 dicembre 2014

Con l’approvazione da parte di Consob del prospetto informativo relativo all’offerta pubblica di vendita, è entrata ufficialmente nel vivo l’operazione di quotazione del 30,51% del capitale sociale di Rai Way S.p.A., società interamente controllata, prima della quotazione, da Rai S.p.A. L’offerta pubblica è terminata lo scorso 13 novembre ed il 19 novembre Rai Way ha debuttato in borsa, con un guadagno del 4,68% del valore del titolo a fine giornata. Potrebbe trattarsi di una prova generale, in vista di un possibile approdo a Piazza Affari anche di Rai S.p.A. Ipotesi, questa, non avveniristica ma che al contrario pare a molti l’unica modalità per contrastare un bilancio difficile (- 9,4% dei ricavi, negli ultimi quattro anni), dovuto anche al calo pubblicitario, e così raccogliere capitali per rilanciarsi, internazionalizzarsi ed investire sul prodotto.

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Caso LuxLeaks: la rincorsa delle tasse tra esigenze di trasparenza e bramosie di opacità
Fisco
di Giuseppe Marino, Giorgio Beretta
09 dicembre 2014

In principio fu Wikileaks. La madre di tutte le “fughe di notizie” dell’epoca contemporanea, capace di trasformare, nell’autunno del 2010, la rivelazione tramite il web di migliaia di documenti segreti in un grande happening da servire sul proscenio mondiale. A stretto giro, con dinamiche per certi aspetti simili, si sono poi materializzati gli scandali legati alla National Security Agency (NSA), e perfino quelli che hanno osato varcare le ovattate pareti delle stanze vaticane, ribattezzati con il nome di Vatileaks. Ebbene, voilà: ora anche il “tax” ha i suoi “leaks”.


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Se le tutele del lavoro servono per favorire la buona impresa
Lavoro
di Franco Scarpelli
09 dicembre 2014

Da mesi siamo immersi ancora una volta nella vecchia discussione sull’art. 18, nonostante che tutti (almeno tutti coloro che vogliano ragionare nel merito, e non solo sui simboli) sappiano che l’abbassamento delle tutele sui licenziamenti non crea di per sé posti di lavoro, né di per sé può attrarre investimenti.

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Collocare gli Over 50’, la vera sfida dei servizi al lavoro
Lavoro
di Francesco Giubileo
09 dicembre 2014

Attualmente la “piaga” della disoccupazione giovanile rappresenta il tema principale delle politiche del lavoro, eppure all’interno di coloro che possiamo considerare “svantaggiati” i giovani non sono quelli più in difficoltà. Infatti esiste una categoria di soggetti che purtroppo paga un elemento discriminatorio (l’età anagrafica) indifferente al livello di  competenza,  ovvero quei disoccupati Over 50’ che provengono da settori saturi (manifatturieri o, piccoli imprenditori  di attività commerciali fallite, ex-quadri dirigenti) e che riscontrano una difficoltà enorme nel reinserirsi nel mercato del lavoro.


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Le sorti dell’apprendistato dopo il Jobs Act
Lavoro
di Lisa Rustico
24 novembre 2014

La proposta di disegno di legge avente ad oggetto le deleghe al governo in materia di lavoro sembra non intervenire direttamente sulla disciplina dell’apprendistato. In coerenza con gli indirizzi delle precedenti legislature, almeno negli ultimi dieci anni, il testo oggi in discussione alla Camera sembra voler salvaguardare e valorizzare questo contratto quale strumento privilegiato per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

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Stabilità e Enti locali. Quel che resta dell’autonomia.
Enti locali
di Franco Osculati
24 novembre 2014
La spesa pubblica locale è stabilizzata da qualche anno, salvo l’incognita sulla reali situazioni di qualche partecipata. Rimangono le questioni di qualità. La trasformazione delle Province può offrire un contributo limitando la sovrapposizione di competenze con Regioni e Comuni. Ma il fabbisogno di opere pubbliche si accumula senza sbocchi. Il disegno di legge di stabilità assegna nuovi rigori mascherati da spending review. I rapporti finanziari tra centro e periferia non sono mai stati così contorti e improvvisati.     
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Riforma fiscale dove sei?
Fisco
di Giuseppe Marino
24 novembre 2014

A distanza di otto mesi dall’adozione della Legge n. 23/2014, recante la delega al Governo per un fisco più equo, trasparente ed orientato alla crescita, non vi è ancora traccia dei principali decreti legislativi con cui procedere alla revisione del sistema fiscale. E ciò nonostante la previsione, in chiave di sollecitudine, per cui ogni quattro mesi «il Governo riferisce alle Commissioni parlamentari competenti per materia in ordine alla attuazione della delega». La data di scadenza, ormai quasi alimentare, è il 12 marzo 2015.

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Una Legge di Stabilità per la crescita?
Economia reale
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
24 novembre 2014

La bozza del “Documento di Economia e Finanza 2015” consegnata alla Commissione Europea dal Governo italiano sembra rispondere a un disegno generale di rilancio della crescita incentrato sul mercato, in assenza di un piano generale di politica industriale e di incentivi mirati. Gli effetti previsti dal Governo per le misure a carico del bilancio pubblico sono molto limitate rispetto ai costi sostenuti, mentre quelli delle riforme (“strutturali”) non onerose non appaiono sempre plausibili. Ciò solleva dubbi sulla possibilità che la manovra di politica economica risulti effettivamente in grado di far ripartire la crescita della nostra declinante economia.

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La semplificazione dei mille giorni: parte seconda
Pubblica Amministrazione
di Alessandro Natalini
07 novembre 2014

Con il d.d.l. di riforma amministrativa emerge un progetto organico di miglioramento della qualità della regolazione basato sulla codificazione normativa, la digitalizzazione e la semplificazione procedimentale. Permangono però alcune ombre: il regime di favore concesso alle Agenzie delle imprese; le modalità di produzione delle norme contrarie ai principi della better regulation; il ricorso a nefaste norme derogatorie come valvola di sfogo di una burocrazia bloccata.

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Fondo di solidarietà per i mutui prima casa: problemi e proposte di soluzione.
Finanza
di Francesco Pastore, Francesca Tessitore
07 novembre 2014

Aumenta sempre di più il numero di famiglie che hanno difficoltà a pagare regolarmente le rate del mutuo acceso in momenti non sospetti per acquistare la casa d’abitazione. A causa della crisi economica degli ultimi anni, infatti, molti più che in passato hanno perso il proprio posto di lavoro e non hanno potuto evitare di cadere in sofferenza, rischiando di perdere, così, dopo il lavoro, anche la casa. Secondo l’ultimo rapporto statistico della Banca d’Italia, le sofferenze delle banche italiane hanno raggiunto un valore pari a 160 miliardi di Euro e di questi 32,3 miliardi sono imputati alle famiglie; dato decisamente in crescita rispetto al 2010 quando il valore si attestava intorno a 17 miliardi di Euro.

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Disoccupazione giovanile: creare lavoro non basta!
Lavoro
di Francesco Berlingieri
07 novembre 2014
La causa principale dell’attuale forte incremento della disoccupazione giovanile è senza dubbio la crisi economica che continua a colpire il nostro paese. Difatti, l’andamento della disoccupazione giovanile segue “a braccetto” quello della disoccupazione per gli adulti. Diversi economisti hanno criticato l’eccessiva attenzione mediatica e politica sul fenomeno della disoccupazione giovanile e sulla ricerca di rimedi nel breve periodo per affrontarla (Si veda per esempio Barslund e Gros 2013). Nonostante la creazione di nuovi posti di lavoro sia senza dubbio la migliore medicina in tempo di crisi, è bene utilizzare l’attenzione rivolta al mercato del lavoro dei giovani per riflettere sui problemi strutturali che riguardano la transizione scuola-lavoro nel nostro paese.
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Uno spettro si aggira per il mercato del lavoro: l’agenzia nazionale per l’occupazione
Lavoro
di Manuel Marocco
07 novembre 2014

Il Jobs Act, in questi giorni all’esame del Parlamento, contiene, tra le molte, una delega all’Esecutivo volta alla istituzione della “agenzia nazionale per l’occupazione”. Una soluzione istituzionale, per sollevare le sorti di una rete di erogazione delle politiche attive a macchia di leopardo. A ciò si aggiunga l’esigenza di unificare/coordinare questa rete con quella delle politiche passive (l’Inps), secondo le indicazioni da tempo provenienti dall’Unione Europea. In altri paesi europei (ad es. Austria, Francia, Germania) esistono da tempo agenzie nazionali di questo tipo, anche in contesti di decentramento istituzionale. Peraltro non esiste una relazione diretta tra la presenza di un’Agenzia e la riunione in un unico soggetto delle politiche attive e passive, il vero comune denominatore dei sistemi europei in essere (vedi in questa rivista Forlani L., Politiche del lavoro e governance nei paesi dell’Unione Europea: uno sguardo d’insieme, 25 gennaio 2013).

È lecito quindi domandarsi: in Italia le politiche attive non funzionano solo a causa del modello istituzionale, come sembra implicitamente assumere il Jobs Act, oppure ricorrono anche altri motivi?  

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