L'Italia chieda una “Bretton Woods” per l'eurozona
Europa
di Leonardo Becchetti, Roberto Cellini, Paolo Pini, Alberto Zazzaro
27 ottobre 2014

La politica europea di austerità ha chiaramente fallito non solo in termini di rilancio della crescita e dell’occupazione ma anche nel perseguire la sostenibilità dei conti pubblici nella misura in cui, stando ai dati attualmente disponibili, diversi paesi presentano dinamiche del debito insostenibili e in forte crescita. Per questo motivo assieme a oltre 300 economisti/accademici chiediamo al premier Renzi un’iniziativa politica “alta” per salvare l’Europa dai rischi di disgregazione e l’Italia da una recessione prolungata che rischia di aggravarsi ulteriormente con effetti drammatici per le generazioni immediatamente future. Per tale ragione proponiamo una conferenza internazionale per discutere e costruire nuove regole e per andare oltre l’Europa della moneta e riavviare concretamente il progetto federalista.

Di seguito alleghiamo il testo dell’appello che può essere sottoscritto al sito http://www.change.org/p/presidente-di-turno-nel-semestre-europeo-l-italia-chieda-una-bretton-woods-per-l-eurozona

 

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Che fare per la “disoccupazione” dei lavoratori autonomi (…..e gli economicamente dipendenti)
Lavoro
di Luciano Forlani
27 ottobre 2014

L’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata pensata per i  lavoratori dipendenti (1) ed è obbligatoria nella gran parte dei paesi europei (2).  Fanno eccezione i paesi scandinavi e l’Estonia  dove l’assicurazione è  di tipo volontario  ed hanno un ruolo chiave i fondi di disoccupazione costituiti  dalle organizzazioni sindacali (3) tipici del modello Gand  (4).  

Negli ultimi anni vi è stata una  domanda  straordinaria di tutela cui i governi hanno cercato di rispondere con deroghe  e proroghe,  con ampliamenti della  platea degli assicurati, con  interventi sui requisiti di accesso ai benefici.  Molte persone in condizione di disagio (giovani alla ricerca di un primo lavoro, lavoratori atipici, etc. ) sono però rimaste senza tutele o con tutele insufficienti soprattutto in quei paesi come l’Italia (e la Grecia) che non hanno ancora allestito una rete di tutela a carattere universale.  

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Il premio Nobel a Jean Tirole
Economia reale
di Salvatore Piccolo
27 ottobre 2014

Il premio Nobel assegnato a Tirole fornisce un nuovo stimolo all’economia industriale e induce gli addetti ai lavori a riflettere sulle nuove sfide per la teoria della regolamentazione. Il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato quest’anno a Jean Tirole (Toulouse School of Economics). L’Accademia svedese ha motivato la decisione alla luce dei contributi che Tirole ha offerto alla teoria della concorrenza imperfetta e, in particolare, alla teoria della regolamentazione (per la quale è doveroso ricordare anche il fondamentale contributo di Jean-Jacques Laffont, mancato prematuramente). 

 

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I freelance esclusi dalle politiche per l’occupazione
Lavoro
di Anna Soru
27 ottobre 2014

L’occupazione è un’emergenza ed è al centro non solo del jobs Act, ma anche della legge di stabilità.

In entrambi questi importanti disegni di legge è evidente che l’attenzione è tutta sul lavoro dipendente ed è particolarmente sconfortante la totale disattenzione nei confronti del nuovo lavoro autonomo, dei freelance, che pure rappresentano una parte consistente e imprescindibile del nostro sistema produttivo.

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Banking Union: un passo importante ma non la panacea di tutti i problemi
Finanza
di Emilio Barucci
13 ottobre 2014

Nella complessa partita che riguarda l’Europa post crisi del debito sovrano, la Banking Union (BU) rappresenta sicuramente una storia di successo. Gli Stati nazionali e le istituzioni europee sono riuscite in larga misura a rispettare la tabella di marcia che si erano imposti per mettere a punto un sistema di vigilanza a livello europeo incentrato sulla BCE. La BU dovrebbe poggiare su tre pilastri: il Single Supervisory Mechanism (SSM), il Single Resolution Mechanism (SRM) e il Single Deposit Guarantee Scheme (SDG). Il SSM e il SRM ambiscono a creare un level playing field per quanto riguarda la vigilanza bancaria, a rendere il sistema più solido e a recidere il cordone ombelicale tra banche e conti pubblici.  Il SDG intende invece creare una rete di protezione a livello europeo per i possessori di depositi.

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Ancora l'articolo 18? Molta politica, poca economia
Lavoro
di Roberto Tamborini
13 ottobre 2014

Immaginate che il c.t. della Nazionale di calcio alla vigilia di una partita della Coppa del mondo mandi in tribuna il giocatore più amato dai dirigenti e dai tifosi. E' quello che sta facendo il governo con quel che resta dell' art. 18 dello Statuto dei lavoratori  nell'ambito del cosiddetto Jobs Act. Perché lo fa? Perché fomentare lo scontro ideologico nella propria metà campo mentre deve conquistare il massimo consenso per vincere una partita ambiziosa e complicata?

 

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Abrogare l’art.18: sì, ma con attenzione
Lavoro
di Roberto Romei
13 ottobre 2014
L’abrogazione dell’ art. 18 è davvero lo scalpo che l’Italia paga ai falchi di Bruxelles? Non c’e da stupirsi se a dirlo è Susanna Camusso: la stragrande maggioranza dei lavoratori iscritti alla Cgil beneficia della tutela reale, ed è normale che l’organizzazione che li rappresenta faccia i loro interessi. Purché, naturalmente, non si camuffi una legittima presa di posizione con la difesa di un interesse generale. Né stupisce il muro alzato da una parte del PD, non si sa per ragioni strumentali o per deficit culturale. Difficile comunque ricacciare indietro l’impressione che l’opposizione agli interventi riformatori del Governo sia piuttosto un riflesso condizionato da una posizione ideologica che un consapevole e motivato dissenso.
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Efficienza fisica e produttività in età avanzata.
Welfare
di Emiliano Mandrone, Davide Colombo
13 ottobre 2014


Molteplici interventi normativi, decreti, circolari, finestre, gradini e gradoni hanno procrastinato l’età di ritiro dal lavoro. Tale fase riformatrice – motivata, soprattutto, dalla insostenibilità finanziaria (troppe pensioni, troppo alte, poca crescita) e dall’aumento costante della speranza di vita (79,8 per gli uomini e 84,6 per le donne, rispettivamente + 2,6 e +1,8 anni nell’ultimo decennio, con una speranza di vita a 65 anni di 18,5 e 22 anni, Istat 2013), in particolare di quella libera da malattie (il DALY dell’Italia è 118‰ v/s 127‰ dei paesi più avanzati) – rischia di essere per i più giovani e per gli anziani attivi un gioco a perdere. Pertanto va cercato un nuovo equilibrio, che vada oltre le regolazione di un impianto istituzionale obsoleto, ma rappresenti un vero nuovo patto sociale in linea con il mutato “ciclo di vita”. 

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Le ambiguità della "semplificazione" nella delega Lavoro.
Lavoro
di Franco Scarpelli
29 settembre 2014

Ciclicamente ci troviamo a discutere di regole del lavoro (e art. 18). Ancora una volta fa impressione sentire spendere, anche da parte di esponenti politici importanti, argomenti palesemente fallaci, richiami superficiali se non errati al quadro normativo, equazioni prive di qualsiasi fondamento scientifico (come quella di base: più libertà di licenziamento = più occupazione). Ma in questa occasione c'è un aspetto inedito, che riguarda le modalità del processo normativo.

Il disegno di legge delega proposto dal Governo in Senato (n. 1428) è uscito dalla Commissione Lavoro ed è stato presentato all'esame dell'Aula con significative quanto preoccupanti modifiche.
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Austerità e crescita. Lo stato della (dis)Unione
Economia reale
di Roberto Tamborini
29 settembre 2014

In Europa tutti sono a favore della crescita, medicina di tutti i nostri mali. Ma secondo Daniel Gros, noto economista molto addentro alle cose europee, stiamo assistendo alla contrapposizione inconciliabile di due visioni delle politiche economiche per uscire dalla crisi. Ne sa qualcosa Matteo Renzi. Quanto meno c'è una grande confusione (in buona fede?) intorno alla querelle su austerità e crescita. La confusione non aiuta a valutare lo stato della malattia, né a individuare la giusta terapia.

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Il “favore” delle indennità per maternità e puerperio. Una proposta di riforma
Welfare
di Francesco Pastore, Francesca Tessitore
29 settembre 2014

I dati ISTAT pubblicati nel rapporto annuale 2014 sul mercato del lavoro dimostrano che le criticità rispetto al mercato del lavoro legate alla nascita di un figlio si sono accentuate nel corso degli ultimi nove anni. Nel 2012, il 22,3 per cento delle donne che lavoravano al momento della gravidanza non lavoravano più a due anni dalla nascita del figlio, fenomeno in peggioramento rispetto al 2005 quando lo stesso valore era pari al 18,4 per cento. Ciò suggerisce che le problematiche legate alla occupazione femminile in Italia sono ancora tutte aperte, così come lo è il fenomeno in continua crescita dall’inizio della crisi economica che vede molte neo mamme in serie difficoltà a recuperare le somme a titolo d’indennità sostitutiva della retribuzione che sono pagate alle lavoratrici assenti dal servizio per gravidanza e puerperio, difficoltà dovuta principalmente all’attuale sistema di norme nazionali il quale prevede che il pagamento delle somme suddette sia indirizzato al datore di lavoro per conto dell’INPS, piuttosto che direttamente alla beneficiaria finale.

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Verso un manifesto delle riforme condivise della scuola
Scuola e Università
di Francesco Pastore, Marta Rapallini
29 settembre 2014

É chiaro a tutti ormai che la missione della scuola non è più quella di fornire solo nozioni, ma competenze a tutto tondo e che la nostra scuola è impreparata  a farlo. Non ci meravigliamo allora se la nostra scuola è più classista di quella tedesca, dove si sceglie il percorso a 10 anni, ed esclude i più deboli più di quella statunitense, dove le tasse universitarie sono altissime. Smettiamola di parlare di flessibilità del mercato del lavoro e cominciamo a parlare di flessibilità della scuola!

Esiste ormai un near consensus fra le espressioni più vivaci e progressiste del mondo della scuola sul che fare, anche se restano ancora alcuni osservatori più tradizionalisti da convincere. È chiarissimo a chi conosce i problemi della scuola quali siano gli obiettivi prioritari, gli ostacoli e le risorse inutilizzate che gli ordinamenti attuali producono, gli strumenti e le riforme da realizzare, i risultati attesi. 

 

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