Banking Union: un passo importante ma non la panacea di tutti i problemi
Finanza
di Emilio Barucci
13 ottobre 2014

Nella complessa partita che riguarda l’Europa post crisi del debito sovrano, la Banking Union (BU) rappresenta sicuramente una storia di successo. Gli Stati nazionali e le istituzioni europee sono riuscite in larga misura a rispettare la tabella di marcia che si erano imposti per mettere a punto un sistema di vigilanza a livello europeo incentrato sulla BCE. La BU dovrebbe poggiare su tre pilastri: il Single Supervisory Mechanism (SSM), il Single Resolution Mechanism (SRM) e il Single Deposit Guarantee Scheme (SDG). Il SSM e il SRM ambiscono a creare un level playing field per quanto riguarda la vigilanza bancaria, a rendere il sistema più solido e a recidere il cordone ombelicale tra banche e conti pubblici.  Il SDG intende invece creare una rete di protezione a livello europeo per i possessori di depositi.

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Ancora l'articolo 18? Molta politica, poca economia
Lavoro
di Roberto Tamborini
13 ottobre 2014

Immaginate che il c.t. della Nazionale di calcio alla vigilia di una partita della Coppa del mondo mandi in tribuna il giocatore più amato dai dirigenti e dai tifosi. E' quello che sta facendo il governo con quel che resta dell' art. 18 dello Statuto dei lavoratori  nell'ambito del cosiddetto Jobs Act. Perché lo fa? Perché fomentare lo scontro ideologico nella propria metà campo mentre deve conquistare il massimo consenso per vincere una partita ambiziosa e complicata?

 

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Abrogare l’art.18: sì, ma con attenzione
Lavoro
di Roberto Romei
13 ottobre 2014
L’abrogazione dell’ art. 18 è davvero lo scalpo che l’Italia paga ai falchi di Bruxelles? Non c’e da stupirsi se a dirlo è Susanna Camusso: la stragrande maggioranza dei lavoratori iscritti alla Cgil beneficia della tutela reale, ed è normale che l’organizzazione che li rappresenta faccia i loro interessi. Purché, naturalmente, non si camuffi una legittima presa di posizione con la difesa di un interesse generale. Né stupisce il muro alzato da una parte del PD, non si sa per ragioni strumentali o per deficit culturale. Difficile comunque ricacciare indietro l’impressione che l’opposizione agli interventi riformatori del Governo sia piuttosto un riflesso condizionato da una posizione ideologica che un consapevole e motivato dissenso.
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Efficienza fisica e produttività in età avanzata.
Welfare
di Emiliano Mandrone, Davide Colombo
13 ottobre 2014


Molteplici interventi normativi, decreti, circolari, finestre, gradini e gradoni hanno procrastinato l’età di ritiro dal lavoro. Tale fase riformatrice – motivata, soprattutto, dalla insostenibilità finanziaria (troppe pensioni, troppo alte, poca crescita) e dall’aumento costante della speranza di vita (79,8 per gli uomini e 84,6 per le donne, rispettivamente + 2,6 e +1,8 anni nell’ultimo decennio, con una speranza di vita a 65 anni di 18,5 e 22 anni, Istat 2013), in particolare di quella libera da malattie (il DALY dell’Italia è 118‰ v/s 127‰ dei paesi più avanzati) – rischia di essere per i più giovani e per gli anziani attivi un gioco a perdere. Pertanto va cercato un nuovo equilibrio, che vada oltre le regolazione di un impianto istituzionale obsoleto, ma rappresenti un vero nuovo patto sociale in linea con il mutato “ciclo di vita”. 

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Le ambiguità della "semplificazione" nella delega Lavoro.
Lavoro
di Franco Scarpelli
29 settembre 2014

Ciclicamente ci troviamo a discutere di regole del lavoro (e art. 18). Ancora una volta fa impressione sentire spendere, anche da parte di esponenti politici importanti, argomenti palesemente fallaci, richiami superficiali se non errati al quadro normativo, equazioni prive di qualsiasi fondamento scientifico (come quella di base: più libertà di licenziamento = più occupazione). Ma in questa occasione c'è un aspetto inedito, che riguarda le modalità del processo normativo.

Il disegno di legge delega proposto dal Governo in Senato (n. 1428) è uscito dalla Commissione Lavoro ed è stato presentato all'esame dell'Aula con significative quanto preoccupanti modifiche.
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Austerità e crescita. Lo stato della (dis)Unione
Economia reale
di Roberto Tamborini
29 settembre 2014

In Europa tutti sono a favore della crescita, medicina di tutti i nostri mali. Ma secondo Daniel Gros, noto economista molto addentro alle cose europee, stiamo assistendo alla contrapposizione inconciliabile di due visioni delle politiche economiche per uscire dalla crisi. Ne sa qualcosa Matteo Renzi. Quanto meno c'è una grande confusione (in buona fede?) intorno alla querelle su austerità e crescita. La confusione non aiuta a valutare lo stato della malattia, né a individuare la giusta terapia.

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Il “favore” delle indennità per maternità e puerperio. Una proposta di riforma
Welfare
di Francesco Pastore, Francesca Tessitore
29 settembre 2014

I dati ISTAT pubblicati nel rapporto annuale 2014 sul mercato del lavoro dimostrano che le criticità rispetto al mercato del lavoro legate alla nascita di un figlio si sono accentuate nel corso degli ultimi nove anni. Nel 2012, il 22,3 per cento delle donne che lavoravano al momento della gravidanza non lavoravano più a due anni dalla nascita del figlio, fenomeno in peggioramento rispetto al 2005 quando lo stesso valore era pari al 18,4 per cento. Ciò suggerisce che le problematiche legate alla occupazione femminile in Italia sono ancora tutte aperte, così come lo è il fenomeno in continua crescita dall’inizio della crisi economica che vede molte neo mamme in serie difficoltà a recuperare le somme a titolo d’indennità sostitutiva della retribuzione che sono pagate alle lavoratrici assenti dal servizio per gravidanza e puerperio, difficoltà dovuta principalmente all’attuale sistema di norme nazionali il quale prevede che il pagamento delle somme suddette sia indirizzato al datore di lavoro per conto dell’INPS, piuttosto che direttamente alla beneficiaria finale.

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Verso un manifesto delle riforme condivise della scuola
Scuola e Università
di Francesco Pastore, Marta Rapallini
29 settembre 2014

É chiaro a tutti ormai che la missione della scuola non è più quella di fornire solo nozioni, ma competenze a tutto tondo e che la nostra scuola è impreparata  a farlo. Non ci meravigliamo allora se la nostra scuola è più classista di quella tedesca, dove si sceglie il percorso a 10 anni, ed esclude i più deboli più di quella statunitense, dove le tasse universitarie sono altissime. Smettiamola di parlare di flessibilità del mercato del lavoro e cominciamo a parlare di flessibilità della scuola!

Esiste ormai un near consensus fra le espressioni più vivaci e progressiste del mondo della scuola sul che fare, anche se restano ancora alcuni osservatori più tradizionalisti da convincere. È chiarissimo a chi conosce i problemi della scuola quali siano gli obiettivi prioritari, gli ostacoli e le risorse inutilizzate che gli ordinamenti attuali producono, gli strumenti e le riforme da realizzare, i risultati attesi. 

 

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Pro- trade e anti-trade. Il caso del TTIP
Internazionali
di Maria Luigia Segnana
10 settembre 2014

Tra nuovi e vecchi accordi bilaterali, trans-oceanici e multilaterali, l’architettura del sistema degli scambi internazionali e degli accordi commerciali  è in movimento. Un esempio è l’accordo in fieri tra USA e UE (TTIP). Ma quali sono le giustificazioni economiche alla base di tale accordo? Quali gli effetti previsti? Come e in quale misura tale accordo  puo’ coordinare, rafforzare  e rendere coerenti gli scambi commerciali tra le due aree geografiche con le relative catene del valore?

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La denuncia della CGIL alla Commissione Europea contro la riforma sul contratto a termine
Lavoro
di Mariapaola Aimo
10 settembre 2014

Nei primi giorni di agosto la Cgil ha inviato a Bruxelles, alla Segretaria generale della Commissione Europea, un'articolata denuncia lamentando la violazione da parte dell'Italia degli obblighi derivanti dal diritto europeo a causa dell'approvazione delle nuove regole in materia di contratto a termine contenute nel d.l. n. 34/2014, convertito con modifiche nella l. n. 78/2014.

Gli argomenti a sostegno della denuncia di certo non mancano e si aggiungono a quelli indicati in altri ricorsi già presentati alla Commissione di Bruxelles in relazione allo stesso provvedimento legislativo, come quella avanzata dall'Associazione nazionale giuristi democratici nel mese di aprile, quando ancora era in corso la conversione in legge del decreto del ministro Poletti.

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Diritti al JobsCompact europeo.Cosa può fare il diritto del lavoro a sostegno dell’Europa che cambia
Welfare
di Michele Faioli
10 settembre 2014

Alcuni studi dimostrano quanto sia urgente costruire un sistema pan-europeo armonizzato di sostegno al reddito per disoccupazione (Dullien, 2008 e 2013; Dolls, 2013; Enderlein, 2013; Gross, 2014; Sutherland, 2012; ) che, al di là dei regimi nazionali, anche in via integrativa, regoli per i lavoratori europei una comune prestazione previdenziale, nella fase di accesso e in quella di beneficio, nonché la medesima obbligazione contributiva a carico dei datori di lavoro. Definirò questo modello “Jobs Compact” europeo, mutuando riferimenti nordamericani (Kochan, 2013). 

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La crisi economica e il perpetuarsi dell’immobilismo bancario.
Finanza
di Francesco Pastore, Francesca Tessitore
10 settembre 2014

La congiuntura economica sfavorevole di alcuni paesi dell’area Euro è il risultato sia della crisi finanziaria internazionale 2007-2008 sfociata in crisi reale, sia della rigidità degli accordi dell’UE che ha lasciato i paesi privi di uno strumento di politica economica adeguato a fronteggiare la recessione; a tal punto la sfiducia propaga nei mercati e le banche continuano sulla strada della stretta creditizia. 

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